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Dott.ssa Giagulli: “La figura dello psicologo è sempre più richiesta tra le professioni d’aiuto”

E’ un tema molto importante quello del ruolo della psicologia nella nostra quotidianità. La professione dello psicologo è purtroppo oggi soggetta ancora a pregiudizi e scarsa informazione rispetto alla sua utilità e ai contesti di applicazione professionale. Sono quasi 30 anni che c’è la professione  dello psicologo ma solo pochi anni fa eravamo sotto il 30 per cento della popolazione a rispondere alla domanda: SAI COSA FA UNO PSICOLOGO? Il concetto diffuso che “sono esperti della mente umana” genera, in chi non se ne intende, un misto tra fascino, mistero e false credenze. Addirittura si arriva a creare dei veri e propri pregiudizi sulla professione, così capita che a causa di questi pregiudizi chi avrebbe bisogno tenta di risolvere i propri problemi innescando dei pericolosi circoli viziosi seguendo strade che consolidano il problema o organizzando la propria vita intorno al problema stesso, senza risolverlo veramente. In questo contesto, è importante chiarire il ruolo di questa professione nel supporto a tutti coloro che vivono un disagio. Ne parliamo con la dott.ssa Valentina Giagulli, presente presso il Centro Polimedico Eira.

Che tipo di differenza sussiste tra le figure professionali dello psicologo, dello psicoterapeuta e dello psichiatra?

Lo psicologo è colui che ha conseguito una laurea in psicologia, ha effettuato un tirocinio di un anno per poter sostenere l’esame di stato e iscriversi all’albo degli psicologi. Può occuparsi di molteplici settori (clinica, scuola, sport, lavoro, comunità, ambito giuridico ecc). Lo psicologo che esercita una professione con finalità sanitarie si occupa di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione oltre alle attività di ricerca e didattica nell’ambito della psicologia. Lo psicologo effettua colloqui di sostegno e può effettuare valutazione tramite le somministrazioni di appositi test. Quel che gli psicologi non possono fare è svolgere una terapia per i disturbi psicologici che magari possono aver evidenziato durante il lavoro di consulenza.

Lo psicoterapeuta è un soggetto laureato in Psicologia o medicina e iscritto ai relativi albi, il quale ha sostenuto una formazione post-universitaria di almeno quattro anni riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca- L’attività dello psicoterapeuta è una pratica terapeutica che si occupa della cura dei disturbi psicopatologici della psiche umana di natura ed entità diversa, che vanno da forme di modesto disagio personale alla sintomatologia grave, ed agisce attraverso strumenti clinici (diagnosi, eziologia, pianificazione del trattamento, setting) e attraverso la relazione umana (empatia, ascolto, fiducia, alleanza terapeutica) è in grado di accompagnare la persona in un processo di cambiamento, volto al raggiungimento di un migliore stato di equilibrio. La psicoterapia va quindi più in profondità rispetto alla consulenza psicologica. Lo psicologo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci.

Infine, lo Psichiatra, è un soggetto laureato in medicina, che ha conseguito una specializzazione post lauream in Psichiatria. E’ orientato a trattare i disturbi mentali da un punto di vista medico, considerando il funzionamento o non funzionamento del sistema nervoso in senso biochimico e attraverso la prescrizione di psicofarmaci. Per la cura di disturbi specifici può essere indicato che lo psicologo psicoterapeuta collabori con lo psichiatra nella presa in carico del paziente e che quindi alla psicoterapia si associ una terapia farmacologica.

Quali sono i falsi miti più diffusi rispetto alla psicoterapia?

Le false credenze più diffuse riguardano i pensieri che CHI VA DALLO PSICOLOGO E’ MATTO, diverse volte mi è capitato che  qualcuno si vergognasse di dire a familiari o amici che veniva nel mio studio per paura di essere etichettato come “matto”. Questo pregiudizio si fonda sull’idea che lo psicologo serve solo in casi di malattia mentale oppure di gravi problematicità. A questo proposito è utile sottolineare che lo psicologo si

 

occupa di una varietà di casi molto ampia, soprattutto aiuta le persone ad affrontare quei problemi che si inseriscono nella vita quotidiana e che le allontano dal proprio benessere e qualità di vita.  LO PSICOLOGO COSTA TROPPO, PERCHE’ PAGARE UNO PSICOLOGO SE POSSO PARLARE CON UN AMICO? E’ bene chiarire che lo psicologo non è un amico, è un professionista che mette in campo le sue conoscenze tecniche e la sua formazione per aiutare le persone ad affrontare momenti di vita particolarmente difficili. Uno psicologo non dà consigli come farebbe un amico, non da un modello morale o ideologico a cui fare riferimento durante il suo lavoro. Inoltre il rapporto che si crea con lo psicologo, fondato sulla fiducia, il rispetto e la professionalità genera la spinta al cambiamento della persona. Altro pregiudizio molto diffuso e dalle implicazioni piuttosto gravi è quello che riguarda il pensiero che PRENDERE FARMACI SIA LA Più GIUSTA ALTERNATIVA ALLA PSICOTERAPIA, in un’epoca come la nostra in cui non si ha tempo o pazienza ci si predispone a scegliere la soluzione più sbrigativa e a cercare scappatoie facili e poco dispendiose, anche per ciò che riguarda il benessere psicofisico c’è la tendenza ad assumere farmaci con la pia illusione che sia sufficiente a migliorare la propria vita. In realtà, ansia, depressione, fobie ecc. non sono altro che campanelli d’allarme che il nostro corpo lancia, affinché la persona prenda consapevolezza che qualche questione della vita è in sospeso e andrebbe affrontata. In quest’ottica bloccare il sintomo con un farmaco appare una soluzione parziale e poco risolutiva. Certo non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, in alcuni casi gli psicofarmaci sono molto utili e rappresentano un valido alleato per aiutare la persona a riacquistare un certo grado di equilibrio psicofisico, ma è altrettanto utile coadiuvare questo con un buon percorso psicologico

A proposito di psicoterapia breve strategica, di cosa tratta nello specifico?

L’approccio breve strategico alla terapia è evidence based ed è riconosciuto come best practice per alcune importanti psicopatologie. Il modello, formulato da Paul Watzlawick ed evoluto da Giorgio Nardone, ha portato alla formulazione di protocolli evoluti di terapia breve, composti di tecniche innovative costruite ad hoc per sbloccare le particolari tipologie di persistenza proprie delle più importanti patologie psichiche e comportamentali. Il modello strategico in psicoterapia consente di focalizzare le mosse terapeutiche su un’ampia serie di disturbi psicologici e situazionali, mediante interventi brevi ed efficaci, orientati verso l’ effettiva e rapida soluzione delle problematiche presentate dai pazienti, dimostrando che anche se i problemi e le sofferenze umane possono essere estremamente persistenti, complicate e sofferte, non necessariamente richiedono soluzioni complicate e prolungate nel tempo.

Fin dal primo incontro con il paziente il modello è orientato al cambiamento, non si utilizza, infatti, una procedura classica di diagnosi  bensì una tecnica evoluta di diagnosi-intervento: il dialogo strategico. Questo protocollo per condurre il primo colloquio permette di trasformare, attraverso una sequenza di specifiche tecniche (domande strategiche, parafrasi ristrutturanti, formule evocative e le finali prescrizioni), in un processo di ricerca-intervento che conduce paziente e terapeuta alla scoperta congiunta del “come” il problema funziona e del “come” può essere risolto. Il focus di una psicoterapia breve strategica è la ristrutturazione e il cambiamento delle percezioni rigide del paziente che inducono alle sue reazioni patologiche.

L’intervento strategico si focalizza sul rompere il circolo vizioso stabilitosi tra tentate soluzioni e persistenza del problema, lavorando sul presente piuttosto che sul passato, sul come piuttosto che sul perché, sulla ricerca delle soluzioni piuttosto che delle cause. Si tratta di un intervento breve, con un numero contenuto di sedute, che agisce a due livelli:

–          Elimina i comportamenti disfunzionali per i quali la persona ha cercato assistenza;

–          Produce un cambiamento nella modalità attraverso cui la persona percepisce e costruisce la propria realtà.

Quando ci troviamo di fronte a una difficoltà, la prima cosa che ci viene da fare è quella di utilizzare la strategia che ci sembra appropriata perché ha funzionato in passato per difficoltà simili. Talvolta, essa non funziona come ci saremmo aspettati e questo ci porta ad intensificare i nostri sforzi in questa direzione, perché la soluzione pensata ci appare ancora la più logica. In questi casi è proprio lo sforzo ripetuto per risolvere il problema ad alimentarlo e questi tentativi finiscono per determinarne la persistenza. Per questo motivo, l’intervento strategico si focalizza sin dall’inizio sul rompere il circolo vizioso stabilito tra tentate soluzioni e persistenza del problema. Per giungere a quest’obiettivo nella maniera più efficace e rapida possibile, l’intervento strategico è di tipo attivo e prescrittivo e deve produrre risultati a partire già dalle prime sedute. Ogni individuo possiede caratteristiche uniche ed irripetibili, così come la sua interazione con se stesso gli altri e il mondo rappresenta sempre qualcosa di originale, di conseguenza a ciò ogni interazione umana, anche quella terapeutica, risulta essere unica ed irripetibile, all’interno della quale, sta al terapeuta,  adattare la propria logica ed il proprio linguaggio a quello del paziente procedendo, in tal modo, nell’indagine delle caratteristiche del problema da risolvere, sino alla rilevazione  della sua specifica modalità di persistenza. Il fine ultimo dell’intervento strategico diviene così lo spostamento del punto di osservazione del soggetto dalla sua posizione originaria rigida e disfunzionale verso una prospettiva più elastica e funzionale, con maggiori possibilità di scelta

 

 

 

 

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Dott. Ortolano: Prevenire le patologie del ginocchio e del piede attraverso il movimento quotidiano

Negli ultimi anni la popolazione sportiva è andata sempre più aumentando così come l’età in cui si pratica sport. Per tale motivo le patologie traumatiche e degenerative degli arti inferiori soprattutto ginocchio e caviglia, sono sempre più diffuse, non solo nei soggetti giovani ma anche nelle persone che anno superato i così detti “anta”. Nè parliamo con il dott. Vito Ortolano presente presso il Centro Polimedico Eira.

 

Di cosa si occupa in maniera particolare?

La mia attenzione si concentra principalmente sulla chirurgia del ginocchio e del piede. Più in particolare, le problematiche traumatologiche del ginocchio ovvero patologie meniscali e legamentose. Questi ambiti, chiaramente, riguardano gli sportivi, professionisti e non. Altro importante capitolo è quello delle patologie degenerative, la classica artrosi, che colpisce le persone più in là con gli anni.  In ogni caso qualsiasi essa sia la patologia va studiata tramite una visita medica specialistica, coadiuvata da esami strumentali consigliati in modo mirato dallo specialista al fine di ottenere una terapia migliore possibile per ogni singolo caso.

Per quanto riguarda la patologia del piede mi occupo soprattutto delle problematiche dell’avampiede, ovvero alluce valgo, dita a martello ed alluce rigido, lì dove è possibile, applico la chirurgia percutanea con grande soddisfazione da parte del paziente per la rapidità sia dell’intervento stesso che per la ripresa delle attività quotidiane con un minimo dolore.

 

Anche in questo settore della medicina è fondamentale la prevenzione. Che tipo di consigli possiamo dare ai nostri lettori?

Intanto, è fondamentale avere uno stile di vita sano. Questo comincia da una corretta alimentazione, elemento che contribuisce a mantenere un giusto peso corporeo. Avere una giusta fisicità aiuta ad alleggerire il peso sulle ginocchia e caviglia stressando così il meno possibile le articolazioni. E’ chiaro che per chi pratica sport è fondamentale avere una preparazione al gesto atletico e ciò si ottiene con un costante allenamento delle articolazioni e della muscolatura. Per tutti vale sempre la regola che un’attività fisica quotidiana è importante. Questo comincia per esempio dal semplice gesto di salire le scale, cosa che tiene in ottimo stato di salute sia l’apparato muscolo-scheletrico che quello cardiovascolare.

 

 

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Dott.ssa Delle Noci: La corretta alimentazione è la base del nostro benessere

Prendersi cura di sé, con corretti stili di vita, a partire da una buona alimentazione. Ne parliamo con l’endocrinologa dott.ssa Manuela Delle Noci presente presso il Centro Polimedico Eira.

Cos’è l’endocrinologia e su quali patologie si concentra?

L’endocrinologia studia gli ormoni endocrini, secreti da pancreas, tiroide, ipofisi, surrene, gonadi . In compartecipazione con il ginecologo affronta perciò anche problematiche legate alla riproduzione. In termini numerici i disordini endocrini più frequenti riguardano la tiroide ed il pancreas, ovvero il diabete che “ è conseguenza e causa di tante problematiche metaboliche attuali, a livello “endemico”.  Quasi tutti i problemi  nascono da una cattiva alimentazione, ne originano patologie e ridotta fertilità, con danno generazionale molto serio. Con i miei pazienti sono sempre molto attenta ad analizzare tutti questi aspetti.

In che senso, oggi si parla a proposito sempre più di patologie sociali?

E’ purtroppo un dato reale visto che patologie metaboliche sono in costante aumento per citare un esempio le patologie autoimmuni tiroidee, soprattutto ipotiroidismo, riguardano ormai tante fasce d’età sempre più giovani, mentre un tempo si sviluppavano soprattutto dopo la menopausa(patologie più frequenti nel sesso femminile, oggi in costante aumento anche tra gli uomini) e nelle località d entroterra,  adesso possono riguardare anche i bambini e non badano a località . Le cattive abitudini alimentari hanno un peso notevole in queste malattie dal chiaro fenomeno sociale.

In che modo è possibile variare i nostri stili di vita?

Il mio approccio parte sempre dall’alimentazione che  è la chiave di tutto, prima di arrivare al farmaco. Cambiare lo stile di vita è possibile, va ridotto il consumo di prodotti raffinati come cereali e farinacei in generale ed in genere il Consumo di alimenti che non sono stati presenti in passato nel Corso della nostra evoluzione, come ad esempio il latte vaccino . Tutto questo ci serve non solo per evitare il ricorso ai farmaci ma per vivere 1000 volte meglio, in termini fisici e psicologici . Visto che sull’ambiente circostante non possiamo intervenire, è altrettanto vero che possiamo controllare per bene quello che mangiamo e come ci muoviamo, nel modo più opportuno per la giusta funzionalità e vitalità al nostro apparato digerente, da cui parte tutta la Salute. Alimentazione e attività fisica, i segreti   per regalare qualità e salute alla nostra vita.

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Dott.ssa Mastromauro: Le patologie ortopediche e neurologiche sempre più diffuse nella società odierna

E’ un ambito molto importante quello della fisiatria e ne parliamo sul nostro sito con la dott.ssa Lucia Mastromauro presente presso il Centro PolimedicoEira.

Più in particolare, su quali ambiti si concentra la sua attività professionale?

Mi occupo di riabilitazione in campo sia ortopedico che neurologico, e di diagnostica e valutazione elettromigorafica dei nervi sensitivi e motori nelle patologie di pertinenza neuro-fisiatrica. La mia attenzione è rivolta alle patologie muscolo-scheletriche (osteo-artrosi, lesioni traumatiche di muscoli e tendini, riabilitazione protesica, alterazioni posturologche ecc) e patologie del sistema nervoso periferico ovvero neuropatie dismetaboliche o di altra natura, intrappolamento di nervi  come nel tunnel carpale e tarsale, lesione dei plessi, radicolopatie da ernie  discali cervicali e lombari. E’chiaro che la Fisiatria rappresenta un ambito molto vasto di studi in quanto si occupa del trattamento conservativo della maggior parte delle patologie osteo-articolari e muscolo-tendinee, la maggior parte delle quali croniche e che determinano sintomatologie dolorose persistenti.

Potremmo definire questo tipo di patologie come delle malattie sociali?

Le degenerazioni oteo-articolari, anche in riferimento all’avanzare dell’età, sono sempre più frequenti nella società odierna. Stesso discorso vale anche per patologie come le neuropatie dismetaboliche aumentate in maniera esponenziale con la diffusione del diabete, patologia che possiamo attribuire all’aumento del benessere. Inoltre, sono sempre più in diffusione quelle patologie legate al tipo di lavoro svolto, quali sforzi fisici eccessivi, lavori manuali con movimenti ripetitivi, lunghi periodi in posizioni viziate, si tratta delle lombo-sciatalgie, delle cervicalgie e contratture muscolari e del  già citato tunnel carpale.

Come si svolge la visita e che consigli possiamo dare in termini di prevenzione?

La visita consiste in un approfondimento generale del quadro fisiatrico quindi con un attenta anamnesi non solo clinica del paziente ma anche “lavorativa-sociale” perchè bisogna sempre tener presente il tipo di lavoro o eventualmente di sport o altro che un paziente svolge, per poter analizzare ed eventualmente eliminare fattori che causano o contribuiscono all’insorgenza della patologia o della sindrome dolorosa.  Viene poi valutata l’opportunità di sottoporre il paziente all’esame elettromiografico per avere un quadro oggettivo della eventuale compromissione nervosa all’interno del quadro clinico. La prevenzione, oggi, è divenuta un elemento fondamentale per allontanare queste patologie dalla nostra vita quotidiana. Il consiglio, è sempre quello di fare una giusta attività fisica, mantenere una corretta postura  e seguire un regime alimentare corretto in modo da evitare obesità e sovrappeso e quindi le ripercussioni che queste situazioni possono determinare a livello della colonna. Inoltre, è bene non sottovalutare i sintomi, ma intervenire precocemente con ginnastica posturale, terapie fisiche e farmacologiche prima che la stessa patologie cronicizzi e diventi più grave tale da richiedere interventi di tipo chirurgico.

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Dott.ssa Santoro: Conoscere e affrontare il mioma uterino

E’ un ambito molto affascinante quello legato alla riproduzione dell’uomo. La storia moderna della medicina, ha approfondito questo ambito in maniera attenta e accurata, anche e soprattutto alla luce delle diverse problematiche che esso ha presentato dal punto di vista patologico. Una delle patologie più serie, è quella del mioma uterino. Ne parliamo con la dott.ssa Angela Santoro, da 10 anni ginecologa presso l’ospedale di Putignano nel reparto di ostetricia e presente presso il Centro Polimedico Eira.

Mioma uterino: Di cosa si tratta nello specifico?

I miomi uterini si conoscono anche come leiomiomi o fibromiomi e sono il tipo di tumore più diffuso tra le donne. La società italiana di ginecologia e Ostetricia (SIGO) afferma che il 70% delle donne può sviluppare un mioma uterino. La prima cosa da sapere è che solo uno 0,5% di questi miomi può trasformarsi in cancro. Il trattamento cambia a seconda delle dimensioni dei fibromi. A volte, è necessario un intervento chirurgico per riuscire a rimuoverli, mentre in altri casi basta il giusto trattamento farmacologico e controlli regolari. Nonostante ciò, i fastidi e problemi causati da questa malattia sono un aspetto che non possiamo trascurare e che ci costringe a non dimenticare i nostri controlli dal ginecologo.

Perché si manifesta?

Sono molte le donne che, spesso, si lamentano delle stesse cose: conducono una vita sana, si prendono cura della loro salute sessuale, fanno controlli regolari dal ginecologo e, nonostante ciò, senza sapere perché, ricevono tutte la stessa diagnosi: un mioma uterino. In realtà, non si conosce ancora la causa precisa di questi tumori. Si pensa che la genetica abbia un certo peso, eppure ciò che si sa con certezza è come si manifestano e come si sviluppano. L’utero è composto da diversi strati e uno di questi è detto miometrio. Gli ormoni femminili, come gli estrogeni e il progesterone, stimolano la crescita di piccoli bulbi nel miometrio che, a poco a poco, possono diventare miomi. I miomi uterini si possono dividere tra sottosierosi (quando si trovano sulla superficie dell’utero), intramurali (se si localizzano nello spessore della parete uterina) e sottomucosi (quando sono all’interno della cavità dell’organo). I miomi sottosierosi non presentano quasi alcun sintomo. Quelli intramurali e sottomucosi, invece, colpiscono l’endometrio, a tal punto da causarne sanguinamenti, dolore e, in casi più estremi, persino infertilità. Il problema principale causato dai miomi uterini è che il flusso sanguigno non arriva più all’utero nel modo giusto ed è per questo che possono sorgere dolori intensi e aborti spontanei.

Chi corre il rischio maggiore di soffrire di un mioma uterino?

In generale, possono manifestarsi tra i 35 e 55 anni, ma sono più frequenti tra i 45 e i 55 anni. Questo tipo di tumore benigno compare durante il periodo di fertilità della donna. Di solito, se ne ha sofferto nostra madre, anche noi svilupperemo un mioma uterino. Il rischio di soffrirne aumenta se si hanno problemi di sovrappeso e se non si ha mai avuto figli.

Che tipo di sintomi manifesta?

Bisogna ricordare che quasi il 30% delle donne affette da mioma uterino non presenta alcun sintomo. Solo i controlli regolari dal proprio ginecologo possono confermare la presenza di fibromi nell’utero. Tra i sintomi maggiormente ricorrenti, ricordiamo: Perdite mestruali abbondanti, perdite lontano dalle mestruazioni, periodi mestruali molto più lunghi, anemia sideropenica, sensazione di gonfiore e stanchezza, aumento di peso, dolore durante i rapporti sessuali, necessità di urinare frequentemente.

Vi sono dei trattamenti per contrastare i miomi uterini?

La prima cosa alla quale pensano tutte quando viene diagnosticata loro la presenza di uno o più fibromi all’interno dell’utero è che dovranno sottoporsi ad un intervento chirurgico. Ciononostante, non sempre è così. I fibromi dell’utero più piccoli possono essere trattati grazie ad apposite cure farmacologiche ed ai controlli regolari. Quando invece, un mioma è molto grande o quando un mioma non risponde alla cura con i farmaci, non resta altra opzione che rimuoverlo. Si può fare una miomectomia (rimozione dei fibromi senza implicare l’utero) o, in alcuni casi, è necessario rimuovere l’utero in modo parziale o totale. Nonostante ciò, molti specialisti consigliano di utilizzare trattamenti medici a base di ulipristal acetato, un modulatore del progesterone che riduce in modo notevole la presenza di miomi uterini.

 

Che tipo di rapporto sussiste tra miomi uterini e fertilità?

Uno dei dubbi più comuni che hanno le donne quando viene diagnosticato un mioma, è se riusciranno ancora a restare incinta. Tutto dipende, senza dubbio, dall’età della paziente, ma poiché questo tumore benigno è molto frequente tra le donne in età fertile, è certamente una delle paure più comuni. Quando i tumori sono di grandi dimensioni, possono causare problemi di fertilità o complicazioni durante la gravidanza. Per le donne che vengono sottoposte ad una miomectomia – l’estrazione dei miomi senza conseguenze per l’utero, è possibile restare incinta dopo l’operazione. La presenza di fibromi può essere la causa di aborti ed ecco perché è consigliabile pianificare la gravidanza e consultare il proprio ginecologo per sapere se è possibile concepire e se non ci sarà nessun rischio. Infine, quando i fibromi dell’utero superano i 4 centimetri di grandezza, allora possono essere la causa di seri problemi durante la gravidanza: la madre può soffrire di parto prematuro e dolore pelvico.

 

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Dott. Colamaria: Riconoscere e risolvere il problema dell’ernia del disco lombare

Sono problemi sempre più diffusi quelli della lombalgia e lombosciatalgia acuta o cronica e dell’ernia del disco lombare. Ne parliamo con il dott. Antonio Colamaria, specialista in neurochirurgia e Dirigente Medico presso l’Unità Operativa di Neurochirurgia del Policlinico di Bari. Il dott. Colamaria collabora con il Centro Polimedico “Eira”.

Di cosa si parla quando si tratta il tema della lombalgia e che differenza sussiste con la sciatalgia?

Diciamo immediatamente che la lombalgia altro non è che il comune “Mal di schiena” che interessa la regione lombare; può essere meridiana, cioè lungo la colonna vertebrale, parameridiana o laterale, da uno o entrambi i lati, quando è percepita lateralmente alla colonna vertebrale. La sciatalgia è invece un dolore che si irradia lungo uno od entrambi gli arti inferiori e che può essere associata a lombalgia. In tal caso si parla di lombo-sciatalgia.

Cosa si intende invece per Ernia del disco?

Per Ernia del disco si intende la migrazione del nucleo polposo attraverso le fibre dell’anulus e la sua eventuale migrazione al di fuori di esse. Questa compressione comporta sia una compressione meccanica delle strutture nervose sia una reazione infiammatoria con liberazione di vari fattori biochimici. Si parla invece di protusione discale quando il nucleo polposo non supera l’anulus. Molte ipotesi sono state fatte sui fattori predisponenti (sforzi ripetuti, posture sbagliate, scoliosi, difetti morfologici congeniti come la spondilolistesi, alimentazione, etc) ma nessuno è stato verificato scientificamente, tranne per il fattore traumatico sulla colonna vetebrale. Si calcola che circa l’80% della popolazione adulta abbia sofferto di lombalgia almeno una volta nella sua vita. Circa il 30% di questo gruppo ha sofferto di sciatalgia in modo più o meno ricorrente e per il 90% di quest’ultimo è stato necessario un trattamento medico o chirurgico. La maggiore incidenza si ha nella fascia d’età dai 30 ai 40 anni.

Che tipo di sintomatologia presenta?

Il quadro clinico inizia con un dolore lombare o lombosacrale. Successivamente, diventa più intenso ed inizia ad irradiarsi verso uno degli arti inferiori. In questo periodo compaiono le parestesie (formicolii) o disturbi della sensibilità con la stessa sede di irradiazione del dolore. La diagnosi si effettua con risonanza magnetica o Tac. Inoltre, L’elettromiografia è un ulteriore esame eseguito impiantando degli aghi lungo gli arti inferiori interessati, allo scopo di registrare i potenziali elettrici inviati. Per quanto riguarda infine il trattamento, l’ernia del disco è una patologia a prognosi generalmente favorevole. L’intervento chirurgico  consiste nell’asportazione del tessuto erniato che comprime la radice nervosa o il sacco durale, mediante tecnica miniinvasiva, e risolve i disturbi nell’80-85% dei casi consentendo il ritorno a tutte le attività. Negli ultimi anni si utilizzano, in casi specifici tecniche ulteriormente miniinvasive, come ad es:

Ozonoterapia:

I benefici derivanti dall’ozonoterapia per scopi curativi, in particolar modo per l’ernia del disco, sono stati ampiamente riconosciuti dalla comunità scientifica.

Che cos’è l’ozonoterapia?

L’ozonoterapia è un trattamento che utilizza l’ozono medicale (miscela di ossigeno e ozono) per curare diversi tipi di patologiema in particolare per risolvere, sia sotto l’aspetto biologico che biomeccanico, il problema delle protrusioni discali e dell’ernia del disco (ossia la fuoriuscita di parte del disco vertebrale). Questa terapia permette di ridurre significativamente l’infiammazione e il dolore e, in molti casi, evita l’intervento chirurgico.

In che cosa consiste la terapia?

La discolisi consiste nella somministrazione – tramite iniezione – dell’ozono medicale (in concentrazioni e quantità ben definite) in corrispondenza del disco intervertebrale, ossia il cuscinetto interposto tra una vertebra e l’altra, interessato dall’ernia. L’ozono-ossigeno attiva la disgregazione dei doppi legami di zolfo, di cui è ricco il contorno discale, e quindi permette la disidratazione del tessuto del disco intervertebrale. A seguito della riduzione di volume del disco diminuisce la pressione intradiscale, che rappresenta la causa dell’infiammazione e del dolor”.

Quali sono i benefici dell’ozonoterapia?

L’ozono medicale, a livello dei dischi, produce effetti benefici grazie alle sue proprietàantinfiammatorieanalgesiche e disidratanti.

Inoltre esso svolge un’azione rigenerante detta rivascolarizzazione peridiscale (ossia il disco ossigenato e nutrito viene riportato a nuova vita) e un’azione cicatrizzante, che agisce sull’infiammazione dei tessuti.

Quali sono i vantaggi di questo trattamento per l’ernia del disco?

ü  è innocua (utilizzando l’ossigeno non si corrono rischi di allergie o di altri effetti collaterali);

ü  non presenta controindicazioni per la sua applicazione;

ü  la percentuale di guarigione è del 90%;

ü  le recidive sono molto basse;

ü  non richiede successivamente periodi di convalescenza o di riposo; al contrario, il movimento facilita la guarigione e, di conseguenza, il paziente può tornare subito alle normali attività quotidiane;

ü  non richiede presidi ortopedici di alcun tipo

 

Discectomia endoscopica transforaminale (DET)

DET è una tecnica mini-invasiva della colonna vertebrale che utilizza un endoscopio per il trattamento dell’ernia del disco, della protrusione e degenerazione discale che sono causa di mal di schiena e sciatica.  La via chirurgica di accesso è transforaminale (laterale), evitando così le complicanze dell’accesso interlaminare. L’endoscopio permette un’incisione minima (8mm) per accedere al disco. I tessuti e muscoli sono semplicemente dilatati senza essere incisi. Ciò contribuisce a ridurre i danni ai tessuti, a diminuire il dolore post-operatorio e a consentire un recupero funzionale più rapido. Inoltre l’endoscopio consente una visualizzazione eccellente al fine di estrarre la parte del disco che è causa del dolore provato dal paziente.  La tecnica si avvale anche dell’utilizzo del laser e delle radiofrequenze. L’uso del laser permette l’apertura di una cavità nel disco con elevata precisione per facilitare la rimozione del disco erniato. Inoltre, questo strumento può essere usato per trattare escrescenze articolari (speroni) che possono comprimere le radici nervose (stenosi del recesso laterale). Inoltre la termomodulazione, utilizzando un elettrodo bipolare HFR può desensibilizzare terminazioni nervose, che sono fonte di dolore discogenico.

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Dott. Carone: “Saper riconoscere e affrontare la sterilità di coppia”

E’ un problema sempre più diffuso e sentito quello dell’infertilità di coppia, tema che da sempre suggerisce considerazioni anche di impatto sociale. Ne parliamo con il dott. Domenico Carone, responsabile gestione e qualità e trattamenti medici del centro di riproduzione e andrologia di Taranto. Il dott. Carone è esperto di tecniche di fecondazione assistita e endocrinologia ginecologica.

Quali sono le cause dell’infertilità di coppia?

Intanto è bene precisare che, a livello sociale, negli ultimi anni sono cambiate moltissime cose in relazione ad una maggiore consapevolezza delle coppie nell’affrontare il tema della infertilità . Negli ultimi  10 anni i casi di infertilità  si sono incrementati notevolmente tanto che una coppia su quattro oggi presenta problemi di infertilità. Il dato in crescita è giustificato anche dal fatto che oggi molte coppie hanno posticipato i loro progetti di mettere al mondo un figlio, infatti la donna, superati i 35 anni, è soggetta alla riduzione della propria capacità riproduttiva  e tale dato   aumenta poi in maniera esponenziale con l’avanzare dell’età. Ecco perché oggi, in linea con le recenti Linee Guida Ministeriali, il dato relativo alla riserva ovarica rappresenta un elemento strategico importante nell’accesso alle tecniche riproduttive

Cosa fare allora quando non arriva un figlio?

Quando il figlio non arriva nell’arco di 12 mesi e ci si trova sotto la soglia dei 35 anni, si consiglia di effettuare una consulenza perché l’obiettivo deve essere quello di ridurre il tempo del concepimento (Time To Pregnancy ).  A tutto questo va aggiunta la considerazione che circa il 25% delle coppie soffre di sterilità inspiegata in base a quello che sono le attuali conoscenze e che molte situazioni sono determinate da disfunzioni ovulatorie subcliniche o forme di infertilità maschile non semplicemente diagnosticabili .

Ciò porta al sempre maggior frequente ricorso  alle tecniche riproduttive . Quella di primo livello, prevalentemente  rivolte  alle coppie giovani (donne sotto i 35 anni con infertilità inspiegata, endometrosi lieve o moderata e fattore cervicale) e a quelle di secondo e terzo livello per le donne sopra i 35 anni , con severo fattore maschile e impervietà tubarica bilaterale .    

Questo tipo di consulenza, viene offerta a tutte quelle coppie che vivono questo problema, con una assistenza completa nel completo percorso diagnostico –  assistenziale, fino al ricorso delle  tecniche più avanzate di fertilizzazione in vitro.

Infine, un piccolo riferimento normativo. Le recenti  sentenze  della Corte Costituzionale hanno  modificato l’impianto della legge 40/2014 e cio’ consente di effettuare tali tecniche in Italia e nel nostro Centro in linea perfettamente sovrapponibile a  quanto accade in tutti i paesi europei consentendo a queste coppie di non emigrare per effettuare tali

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Intervista alla dott.ssa Carrozzo: Artriti e Atrosi, patologie dagli enormi impatti sociali

Quello della reumatologia è un ambito medico di estrema importanza. Sono infatti sempre più diffuse le patologie reumatiche e gli studi relativi alle terapie. Ne parliamo con la dott.ssa Norma Carrozzo, Dirigente Medico presso l’Asl Foggia Poliambulatorio del distretto di San Severo. La dott. Carrozzo è presente anche presso il nostro Centro Polimedico.

Qual è la natura delle malattie reumatologiche?

C’è da precisare che la natura di questa malattie si distingue in due importanti tipologie: quelle  infiammatorie ovvero le artriti e quelle di natura degenerativa ovvero le artrosi. E’ importante precisare che queste patologie ricoprono attualmente il terzo posto come incidenza di casi e il primo posto come casi di invalidità. Un aspetto infatti da tenere bene in considerazione è quello dei costi sociali elevati determinati da queste malattie che si traducono in perdita della capacità lavorativa e progressivo incremento dei costi di trattamento e di invalidità.

All’interno di questa differenziazione, quali sono i soggetti colpiti più frequentemente da queste malattie e che tipo di terapie vanno messe in atto?

Le artriti colpiscono maggiormente le donne tra i 40 e 50 anni. Vi è sicuramente una predisposizione genetica ma è chiaro che intervengono anche altri fattori che non necessariamente sono di natura ereditaria. Parliamo di virus, traumi, esposizione a sostanze tossiche ma anche dello stress che caratterizza il nostro vivere quotidiano. Le artrosi, invece, riguardano l’invecchiamento cartilagineo e sono collegati all’età avanzata e al sovraccarico funzionale, quindi anche il sovrappeso e l’obesità giocano un ruolo fondamentale. Per quanto riguarda gli approcci diagnostici, è importante fare esami di routine e specialistici  di laboratorio (esami del sangue) e indagini di radiologia, ecografie articolari per poi proseguire con il  trattamento farmacologico, consigli dietetici e fisiokinesiterapia.

Per quanto concerne le artriti, è importante diagnosticarla ed intervenire in fase precoce, cosa che riduce i rischi di danni permanenti ovvero nelle prime 12 settimane. I sintomi sono molto chiari: dolori diffusi delle articolazioni, rigidità al mattino, gonfiore di almeno 3 articolazioni, miglioramento della sintomatologa con il movimento. Il rischio è quello di vivere invalidi per anni. Per quanto concerne invece le artrosi, si tratta di un dolore delle articolazioni stimolato soprattutto dal carico e quindi migliora con il riposo.

Al centro Polimedico Eira, inoltre, è possibile fare la valutazione di screening per l’osteoporosi, le connettiviti (malattie infiammatorie autoimmuni) ed, infine, la valutazione della fibromialgia, il reumatismo extra articolare con dolore diffuso cronico associato a cefalea, disturbi intestinali, depressione e insonnia.

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Il dott. Andrea Nico: La cura delle allergie respiratorie comincia con una corretta diagnosi

Arrivano sempre con starnuti, naso chiuso, che cola e prude Stiamo parlando delle allergie  respiratorie, sempre più diffuse anche a causa dell’inquinamento ambientale. Ne parliamo con il dott. Andrea Nico, specializzato in allergologia e immunologia clinica e che opera anche presso il nostro centro polimedico.

Cosa sono allora le allergie, come possono essere diagnosticate e quali rimedi bisogna adottare per affrontarle al meglio?

Le allergie nascono, diciamo, per un errore delle nostre difese immunitarie – spiega il dott. Nico – che riconoscono come dannosi, agenti innocui quali pollini, acari della polvere, forfore animali e muffe. Si tratta quindi di patologie immunologiche di carattere infiammatorio che interessano naso, occhi e polmoni e che si manifestano essenzialmente con rinocongiuntivite e asma. I principali allergeni della nostra area sono i pollini di graminacee, parietaria, olivo e cipresso oltre agli acari della polvere domestica e alle forfore microscopiche di gatto e cane.

I pazienti chiedono il nostro supporto nel momento in cui la terapia sintomatica (antistaminici e cortisonici non funziona. A tal proposito, è bene specificare che la terapia sintomatica controlla i sintomi ma non cura l’allergia . La terapia risolutiva è rappresentata invece dalla immunoterapia iniettiva (vaccino) che induce nuovamente dalla immunoterapia iniettiva (vaccino) che induce nuovamente  tolleranza nei confronti di quelle sostanze che hanno causato l’allergia e la risolve definitivamente Il vaccino viene eseguito dall’allergologo con iniezioni sottocute nella parte posteriore del braccio e deve essere effettuato mensilmente per un periodo di 3 – 5 anni. Tra i vaccini, segnaliamo anche la possibilità di assumere delle compresse che, tuttavia, hanno un costo maggiore.

E’ bene precisare che gli allergeni hanno una loro stagionalità. Il cipresso, da Febbraio a Marzo, la parietaria da Aprile a settembre,  le graminacee, da Aprile e Giugno, l’olivo, a Maggio. Gli acari, invece, sono allergeni perenni ma danno sintomi   soprattutto nelle stagioni di transizione (Aprile e Ottobre e Novembre).

Per tale ragione – conclude il dott. Nico – è importante che il paziente si rechi dall’allergologo già dai primi sintomi di allergia in modo da sottoporsi agli Skin Prick Test per individuare gli allergeni responsabili dei suoi sintomi e iniziare per tempo il vaccino più appropriato.

Il vaccino diventa assolutamente indispensabile quando sono già presenti i sintomi asmatici, per prevenire che questi diventino cronici e l’allergia si trasformi in asma, patologia cronica che comporta problemi più severi se non adeguatamente curata.

 Al medico  il compito di tenerla sotto controllo e di prevenire il suo riacutizzarsi.

 

 

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Patologie cardiache. Il Dott. Gaetano Contegiacomo: “la cura dei pazienti comincia dalla prevenzione”

Il tema relativo alla cura delle patologie cardiache è sempre più al centro dell’attenzione non soltanto medica ma anche sociale. Ne parliamo con il dott. Gaetano Contegiacomo, responsabile della cardiologia interventistica e del laboratorio emodinamica della clinica “Mater Dei” di Bari e che opera presso il centro Polimedico “Eira”.

Sul tema delle patologie vascolari, il dott. Contegiacomo è un importante referente nazionale ed internazionale, in modo particolare per quanto concerne le angioplastiche coronariche e vascolari e del trattamento delle patologie valvolari per via percutanea (stenosi valvolare aortica).

La stenosi valvolare aortica è una patologia che dopo i 75 anni si può curare anche per via percutanea (non a cuore aperto) – spiega il dott. Contegiacomo. La prevenzione, per tutte le forme di cardiopatie, è sempre il primo elemento da tenere in considerazione. E’ chiaro che molte patologie cardiache sono a carico di persone molto anziane ma l’opera di prevenzione deve cominciare con l’adozione di corretti stili di vita.

Il dott. Contegiacomo è presente settimanalmente presso il Centro Polimedico Eira.

L’aspetto importante su cui è bene soffermarsi è quello relativo alla soluzione di queste problematiche. Presso il Centro Polimedico Eira – prosegue il dott. Contegiacomo – i pazienti sono accompagnati lungo un percorso completo finalizzato alla risoluzione delle eventuali patologie che potrebbero essere riscontrate e, per tale ragione, è importante seguire i pazienti fino alla risoluzione delle loro patologie cardiache.

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