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Paola Schettini: la Psicologia Perinatale a tutela della salute di mamma e bambino

E’ autrice di una importante pubblicazione dal titolo “Mindfulness Psicosomatica Perinatale (MPP)” ed è costantemente impegnata sulla diffusione di questa cultura. Stiamo parlando della dott.ssa Paola Schettini, laureata in Psicologia della Salute e specializzata in Psicologia clinica perinatale. La dott.ssa Schettini è presente presso il nostro Centro Polimedico.

 

In cosa consiste la PCP e come si inquadra in un ottica di Salute?

E’ oggi ampiamente riconosciuto come non si possa parlare di salute senza includere il concetto di salute mentale, importante in ogni fase del ciclo di vita e in particolare nel periodo di estrema ambivalenza nella vita di una donna: la gravidanza e i primi mesi di maternità. Una prevenzione in campo psichico deve quindi partire dall’ambiente perinatale (intorno all’evento nascita) con uno screening specialistico per sostenere le coppie o le mamme a rischio, di un bambino a “rischio”. E’ qui che entra in campo la PCP quale branca della psicologia clinica il cui scopo è osservare e intervenire nel ciclo di vita perinatale, favorendo lo sviluppo delle capacità psichiche necessarie, sia alla madre che alla coppia (se c’è), per garantire la salute fisica e mentale del proprio figlio. La Psicologia Clinica Perinatale sostiene infatti che la “mente” del bambino, come sistema sensoriale, inizia a formarsi durante la gestazione e dipende dalla salute mentale e dalle condizioni esistenziali della madre e della coppia. In quest’ottica, l’attenzione è anzitutto rivolta alle donne (e ai papà) che già manifestano prima e/o durante la gravidanza, disturbi dell’umore o dello spettro ansioso.

Quali sono le gravidanze a rischio? A rischio di cosa?

Le gravidanze che possiamo definire a “rischio” presentano elementi psichici di conflitto o già di psicopatologia, quali: difficoltà a riconoscere e nominare le emozioni, nevroticismo, disforia premestruale, precedenti esperienze di aborto, abuso di sostanze, dipendenza da farmaci, disturbi alimentari, disabilità, procreazione medicalmente assistita, assenza del partner, mancanza di sostegno sociale ed emotivo, eventi di vita stressanti (perdita del lavoro, lutto), condizione di malattia, abbandoni, scarso adattamento sociale, pensieri e sentimenti ambivalenti, percezione che la gravidanza avvenga “fuori tempo” (troppo presto, troppo tardi, troppo giovane, troppo anziana) o con la “persona sbagliata”, un’anamnesi familiare positiva per i disturbi psichiatrici (di personalità e dell’umore), un’anamnesi psicopatologica positiva per depressione precedente all’evento del parto, modalità ansioso-depressive durante la gravidanza, parto prematuro precedente.

La prevalenza di sintomi depressivi in gravidanza si attesta intorno al 30%, mentre la prevalenza di sintomatologia ansiosa è stimata tra il 40-60%. Questi dati rivestono una particolare importanza dal momento che studi clinici hanno potuto evidenziare le conseguenze degli stati emotivi materni, in particolare ansia e depressione, sul decorso della gravidanza, sullo sviluppo del sistema nervoso fetale e conseguentemente sul neurosviluppo del bambino, sulle complicanze ostetriche e sulla regolazione reciproca nell’interazione madre-bambino, in un quadro di deficit complessivo della funzione materna. Le evidenze di alcuni studi condotti sui bambini rifiutati o ignorati durante la loro vita intrauterina, hanno rilevato nascite difficoltose con scarsa vitalità nel post natale.

Ciò induce a ipotizzare che se prima della nascita si è stati completamente privi di pensieri, di relazione, di conferma della sensazione di esistere già, non si può avere sufficiente forza per nascere e vivere nel mondo. Senza questi elementi di base, il bambino diventa un bambino a rischio di una gravidanza a rischio. Gravida deriva dal latino gravidus (gravis+idus), ovvero il “perdurare nel tempo di uno stato pesante”. Credo quindi che l’esperienza della gravidanza dipenda dal significato che ogni donna attribuisce al “peso” che porta.

Numerosi casi di cronaca citano di frequente la depressione post partum come causa scatenante anche di gesti efferati. Ma cosa succede nella “mente” di una donna durante la gravidanza e dopo il parto?

Sia la gravidanza che la maternità sono esperienze relazionali (donna-feto, madre-figlio) in cui la donna può sentire attivarsi una straordinaria forza vitale o una paralizzante vulnerabilità. Va specificato che clinicamente la depressione cosiddetta “post-partum” è intesa come disturbo di depressione maggiore vero e proprio, che si presenta successivamente all’evento nascita, i cui fattori di rischio citati incontrano fattori scatenanti o latenti. Ma prima ancora di citare e sciogliere ogni dubbio sulla Depressione Post Partum, è importante spiegare lo step precedente: la Maternity (o Baby) Blues. Rappresenta la piú comune delle sindromi del puerperio caratterizzata da un lieve stato disforico (triste, melanconico) che colpisce circa l’80% delle donne nei primi giorni dopo il parto. Viene definita una sindrome parafisiologica caratterizzata da brusche variazioni ormonali, che tendono ad involvere o evolvere nel giro di due settimane dopo il parto. Pur essendo di scarsa rilevanza clinica, la maternity blues si puó considerare una sorta di tempo di latenza affettivo, necessario per realizzare la rottura del legame fusionale e immaginario con il feto ed iniziare la relazione col bambino reale e i suoi reali bisogni. Alcune donne nei primi giorni dopo il parto vivono intense angosce di separazione e di perdita, perdendo l’orientamento affettivo, manifestano mutevolezza, fino a dubitare delle proprie capacità materne. Dalla “tristezza” però all’esordio di una vera e propria patologia, il passo può essere breve. Il disagio dei primi giorni si fa persistente, i primi sintomi sia psichici che neurovegetativi (alterazione ritmo sonno/veglia e appetito) si amplificano, i pensieri si fanno intrusivi e confusi, i sentimenti ostili e inaccettabili, l’angoscia insostenibile, le preoccupazioni eccessive e ingiustificate, le paure paralizzanti e generatrici di un senso di inadeguatezza e impotenza genitoriale. Cresce il senso di estraneità, di colpa, di vergogna, di perdita di controllo e di interesse per il bambino e per il partner. Diminuisce la libido e il latte scompare bruscamente. L’esposizione al giudizio della famiglia e l’isolamento si espandono, fino a creare uno spazio troppo pieno di tensione, ansia, fragilità, disperazione, finanche di deliri che aggravano la depressione facendola scivolare nei casi più gravi, in psicosi puerperale. I sintomi di uno stato psicotico comprendono stati di agitazione intensi, paranoia, allucinazioni, depersonalizzazione e derealizzazione, tendenze suicide fino all’agito efferato e irreversibile dell’infanticidio.

Il protocollo di MPP come interviene nella “cura”?

Il concetto di Mindfulness ha una storia di oltre 2.500 anni e affonda le sue origini nelle tradizioni contemplative buddhiste. Nasce all’interno delle pratiche di meditazione orientali, ed è basata sull’insegnamento e apprendimento della triplice consapevolezza del respiro , della mente e del corpo. Il termine Mindfulness è la traduzione in inglese della parola Sati, che significa “attenzione consapevole” o “attenzione nuda”. Essere consapevole significa essenzialmente avere cognizione delle sensazioni, dei pensieri, di ciò che accade nel corpo, nella mente, e di ciò che essa manifesta. Ciò che facciamo è semplicemente entrare in rapporto intimo con la nostra mente, tanto nella chiarezza quanto nella confusione, accorgendoci di come la coscienza percettiva cambia di momento in momento, trasformando l’irritazione e la rigidità in apertura e presenza. I protocolli basati sulla Mindfulness agiscono come “acceleratore di processo” grazie all’aumento di consapevolezza propriocettiva, psichica e mentale. Sono utilizzati in ambito clinico da figure sanitarie adeguatamente formate, con l’obiettivo di recuperare l’importanza della possibilità di “cura” attraverso l’integrazione sia alla medicina che alla psicoterapia. La pratica della Mindfulness nel periodo perinatale, ha dimostrato  avere effetti di ampliamento del repertorio personale delle strategie di adattamento e di relazione, e questo ha il potenziale di migliorare la traiettoria evolutiva dei genitori e dei bambini.

Per me, vivere una gravidanza e una maternità consapevolmente, significa anche capire e valorizzare il compito che la natura ha affidato alle donne: Essere Madri, consapevoli che dalle donne dipende l’evoluzione dell’umanità.