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Dott.ssa Giagulli: “La figura dello psicologo è sempre più richiesta tra le professioni d’aiuto”

E’ un tema molto importante quello del ruolo della psicologia nella nostra quotidianità. La professione dello psicologo è purtroppo oggi soggetta ancora a pregiudizi e scarsa informazione rispetto alla sua utilità e ai contesti di applicazione professionale. Sono quasi 30 anni che c’è la professione  dello psicologo ma solo pochi anni fa eravamo sotto il 30 per cento della popolazione a rispondere alla domanda: SAI COSA FA UNO PSICOLOGO? Il concetto diffuso che “sono esperti della mente umana” genera, in chi non se ne intende, un misto tra fascino, mistero e false credenze. Addirittura si arriva a creare dei veri e propri pregiudizi sulla professione, così capita che a causa di questi pregiudizi chi avrebbe bisogno tenta di risolvere i propri problemi innescando dei pericolosi circoli viziosi seguendo strade che consolidano il problema o organizzando la propria vita intorno al problema stesso, senza risolverlo veramente. In questo contesto, è importante chiarire il ruolo di questa professione nel supporto a tutti coloro che vivono un disagio. Ne parliamo con la dott.ssa Valentina Giagulli, presente presso il Centro Polimedico Eira.

Che tipo di differenza sussiste tra le figure professionali dello psicologo, dello psicoterapeuta e dello psichiatra?

Lo psicologo è colui che ha conseguito una laurea in psicologia, ha effettuato un tirocinio di un anno per poter sostenere l’esame di stato e iscriversi all’albo degli psicologi. Può occuparsi di molteplici settori (clinica, scuola, sport, lavoro, comunità, ambito giuridico ecc). Lo psicologo che esercita una professione con finalità sanitarie si occupa di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione oltre alle attività di ricerca e didattica nell’ambito della psicologia. Lo psicologo effettua colloqui di sostegno e può effettuare valutazione tramite le somministrazioni di appositi test. Quel che gli psicologi non possono fare è svolgere una terapia per i disturbi psicologici che magari possono aver evidenziato durante il lavoro di consulenza.

Lo psicoterapeuta è un soggetto laureato in Psicologia o medicina e iscritto ai relativi albi, il quale ha sostenuto una formazione post-universitaria di almeno quattro anni riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca- L’attività dello psicoterapeuta è una pratica terapeutica che si occupa della cura dei disturbi psicopatologici della psiche umana di natura ed entità diversa, che vanno da forme di modesto disagio personale alla sintomatologia grave, ed agisce attraverso strumenti clinici (diagnosi, eziologia, pianificazione del trattamento, setting) e attraverso la relazione umana (empatia, ascolto, fiducia, alleanza terapeutica) è in grado di accompagnare la persona in un processo di cambiamento, volto al raggiungimento di un migliore stato di equilibrio. La psicoterapia va quindi più in profondità rispetto alla consulenza psicologica. Lo psicologo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci.

Infine, lo Psichiatra, è un soggetto laureato in medicina, che ha conseguito una specializzazione post lauream in Psichiatria. E’ orientato a trattare i disturbi mentali da un punto di vista medico, considerando il funzionamento o non funzionamento del sistema nervoso in senso biochimico e attraverso la prescrizione di psicofarmaci. Per la cura di disturbi specifici può essere indicato che lo psicologo psicoterapeuta collabori con lo psichiatra nella presa in carico del paziente e che quindi alla psicoterapia si associ una terapia farmacologica.

Quali sono i falsi miti più diffusi rispetto alla psicoterapia?

Le false credenze più diffuse riguardano i pensieri che CHI VA DALLO PSICOLOGO E’ MATTO, diverse volte mi è capitato che  qualcuno si vergognasse di dire a familiari o amici che veniva nel mio studio per paura di essere etichettato come “matto”. Questo pregiudizio si fonda sull’idea che lo psicologo serve solo in casi di malattia mentale oppure di gravi problematicità. A questo proposito è utile sottolineare che lo psicologo si

 

occupa di una varietà di casi molto ampia, soprattutto aiuta le persone ad affrontare quei problemi che si inseriscono nella vita quotidiana e che le allontano dal proprio benessere e qualità di vita.  LO PSICOLOGO COSTA TROPPO, PERCHE’ PAGARE UNO PSICOLOGO SE POSSO PARLARE CON UN AMICO? E’ bene chiarire che lo psicologo non è un amico, è un professionista che mette in campo le sue conoscenze tecniche e la sua formazione per aiutare le persone ad affrontare momenti di vita particolarmente difficili. Uno psicologo non dà consigli come farebbe un amico, non da un modello morale o ideologico a cui fare riferimento durante il suo lavoro. Inoltre il rapporto che si crea con lo psicologo, fondato sulla fiducia, il rispetto e la professionalità genera la spinta al cambiamento della persona. Altro pregiudizio molto diffuso e dalle implicazioni piuttosto gravi è quello che riguarda il pensiero che PRENDERE FARMACI SIA LA Più GIUSTA ALTERNATIVA ALLA PSICOTERAPIA, in un’epoca come la nostra in cui non si ha tempo o pazienza ci si predispone a scegliere la soluzione più sbrigativa e a cercare scappatoie facili e poco dispendiose, anche per ciò che riguarda il benessere psicofisico c’è la tendenza ad assumere farmaci con la pia illusione che sia sufficiente a migliorare la propria vita. In realtà, ansia, depressione, fobie ecc. non sono altro che campanelli d’allarme che il nostro corpo lancia, affinché la persona prenda consapevolezza che qualche questione della vita è in sospeso e andrebbe affrontata. In quest’ottica bloccare il sintomo con un farmaco appare una soluzione parziale e poco risolutiva. Certo non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, in alcuni casi gli psicofarmaci sono molto utili e rappresentano un valido alleato per aiutare la persona a riacquistare un certo grado di equilibrio psicofisico, ma è altrettanto utile coadiuvare questo con un buon percorso psicologico

A proposito di psicoterapia breve strategica, di cosa tratta nello specifico?

L’approccio breve strategico alla terapia è evidence based ed è riconosciuto come best practice per alcune importanti psicopatologie. Il modello, formulato da Paul Watzlawick ed evoluto da Giorgio Nardone, ha portato alla formulazione di protocolli evoluti di terapia breve, composti di tecniche innovative costruite ad hoc per sbloccare le particolari tipologie di persistenza proprie delle più importanti patologie psichiche e comportamentali. Il modello strategico in psicoterapia consente di focalizzare le mosse terapeutiche su un’ampia serie di disturbi psicologici e situazionali, mediante interventi brevi ed efficaci, orientati verso l’ effettiva e rapida soluzione delle problematiche presentate dai pazienti, dimostrando che anche se i problemi e le sofferenze umane possono essere estremamente persistenti, complicate e sofferte, non necessariamente richiedono soluzioni complicate e prolungate nel tempo.

Fin dal primo incontro con il paziente il modello è orientato al cambiamento, non si utilizza, infatti, una procedura classica di diagnosi  bensì una tecnica evoluta di diagnosi-intervento: il dialogo strategico. Questo protocollo per condurre il primo colloquio permette di trasformare, attraverso una sequenza di specifiche tecniche (domande strategiche, parafrasi ristrutturanti, formule evocative e le finali prescrizioni), in un processo di ricerca-intervento che conduce paziente e terapeuta alla scoperta congiunta del “come” il problema funziona e del “come” può essere risolto. Il focus di una psicoterapia breve strategica è la ristrutturazione e il cambiamento delle percezioni rigide del paziente che inducono alle sue reazioni patologiche.

L’intervento strategico si focalizza sul rompere il circolo vizioso stabilitosi tra tentate soluzioni e persistenza del problema, lavorando sul presente piuttosto che sul passato, sul come piuttosto che sul perché, sulla ricerca delle soluzioni piuttosto che delle cause. Si tratta di un intervento breve, con un numero contenuto di sedute, che agisce a due livelli:

–          Elimina i comportamenti disfunzionali per i quali la persona ha cercato assistenza;

–          Produce un cambiamento nella modalità attraverso cui la persona percepisce e costruisce la propria realtà.

Quando ci troviamo di fronte a una difficoltà, la prima cosa che ci viene da fare è quella di utilizzare la strategia che ci sembra appropriata perché ha funzionato in passato per difficoltà simili. Talvolta, essa non funziona come ci saremmo aspettati e questo ci porta ad intensificare i nostri sforzi in questa direzione, perché la soluzione pensata ci appare ancora la più logica. In questi casi è proprio lo sforzo ripetuto per risolvere il problema ad alimentarlo e questi tentativi finiscono per determinarne la persistenza. Per questo motivo, l’intervento strategico si focalizza sin dall’inizio sul rompere il circolo vizioso stabilito tra tentate soluzioni e persistenza del problema. Per giungere a quest’obiettivo nella maniera più efficace e rapida possibile, l’intervento strategico è di tipo attivo e prescrittivo e deve produrre risultati a partire già dalle prime sedute. Ogni individuo possiede caratteristiche uniche ed irripetibili, così come la sua interazione con se stesso gli altri e il mondo rappresenta sempre qualcosa di originale, di conseguenza a ciò ogni interazione umana, anche quella terapeutica, risulta essere unica ed irripetibile, all’interno della quale, sta al terapeuta,  adattare la propria logica ed il proprio linguaggio a quello del paziente procedendo, in tal modo, nell’indagine delle caratteristiche del problema da risolvere, sino alla rilevazione  della sua specifica modalità di persistenza. Il fine ultimo dell’intervento strategico diviene così lo spostamento del punto di osservazione del soggetto dalla sua posizione originaria rigida e disfunzionale verso una prospettiva più elastica e funzionale, con maggiori possibilità di scelta